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Marino a un bivio: fallimento o rilancio – settimanale gli Altri

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marinourlantedi Aurelio Mancuso

A differenza di molti che già stanno recitando il De Profundis dell’amministrazione Marino, ritengo che il sindaco, e persino un pezzo della sua squadra, possano ancora farcela a mantenere la promessa di aiutare Roma  a riemergere dal profondo scoramento. Messe in un angolo riunioni di sapor decisionale, il primo cittadino deve riuscire a guarire se stesso e comprendere che non tutta la politica dell’Urbe è figlia di tramini, correnti, trappoloni trasversali. Allo stesso modo la sua maggioranza, che pubblicamente sembra soffrire assai della conduzione fantasiosa e solitaria del chirurgo, non ha finora proposto un vero progetto amministrativo degno di nota. I principali partiti, che sostengono Ignazio Marino, nella Giunta hanno qualche ottimo rappresentante, in Consiglio pregevoli elementi che sprecano troppo tempo a rivaleggiare, nei Municipi hanno a disposizione una diffusa e fresca rete amministrativa, lasciata però troppo sola. Non mancano qua e là atteggiamenti di supponenza e arroganza che in alcuni Municipi si consumano per mantenere posizioni di rendita di personaggi anacronistici, ma nella gran parte dei casi invece le amministratrici e gli amministratori del centro sinistra sono potenzialmente un’enorme energia al servizio di un percorso complessivo che per ora manca. Colpevolmente le buone azioni territoriali non emergono soffocate dal polverone pubblico di recriminazioni, ingenuità gestionali, ambizioni frustrate. Per ora Roma continua a esser strozzata da un traffico insopportabile, a farsi ferire tutti i giorni dal passaggio nel centro storico di centinaia di autobus turistici ingombranti, inquinanti e maleducati. L’Urbe si paralizza a ogni acquazzone o appena spunta un’improvvisa manifestazione non autorizzata. I mali di Roma sono conosciuti e pubblicamente banditi ogni giorno da molti pigri media locali, sospirati nelle lunghe code che si formano negli sportelli dedicati ai servizi. Città disincantata e straordinaria, Roma continua a sopportare ciò che ciclicamente gli è imposto: un’anarchia sorniona, a tratti voluttuosa, che trasforma la sua irresistibile eterna decadenza in trappola mortale. Bisogna voler davvero bene a questa mescolante città, e Marino a suo modo glie ne vuole, confondendo però le pesantissime responsabilità della classe politica (che senza vergogna troneggia consigli e distribuisce populiste soluzioni) con la necessità di un dirigismo calvinista in completa dissintonia con l’anima dei Quiriti. L’eredità che ha raccolto è pesantissima: decine di miliardi di debito congelati in un fondo di rientro, centinaia di milioni di euro di passivo che ogni anno si accumula, decine di migliaia di persone che direttamente o indirettamente lavorano e quindi campano grazie al Comune. Strade disastrate, acquedotti colabrodo, periferie abbandonate, trasporto pubblico disorganizzato: la Roma quotidiana è questo, i suoi abitanti però la amano e rammentano che non è un destino ineludibile. Arduo dare indicazioni a un Sindaco che deve affrontare questo marasma, ma se il PD la smettesse di litigare x le stupide pecette interne di organismi dirigenti pletorici e cartonati, se SEL superasse la sindrome di minorità difendendo strenuamente i suoi piccoli feudi elettorali, forse si potrebbero fare passi in avanti. Ignazio Marino, invece di esasperarsi per i continui conflitti, che produce un’oggettiva incapacità di dialogare positivamente con la città, si concentri su come dare un senso politico e sociale al suo mandato. Le romane e i romani, possono apprezzare scelte come la chiusura (un po’ pasticciata) dei Fori Imperiali, ma dove sono la volontà di fare dell’Urbe una città a misura di bambini, oppure del recupero di volumi dismessi per avviare attività commerciali e riattivare politiche abitative popolari? E’ probabile siano state avviate grandi cose, ma nessuno lo sa, perché la Giunta sembra ammutolita. In occasione della predisposizione del Bilancio 2014, Marino, può scrollarsi di dosso questi primi faticosi mesi, puntare su una narrazione chiara sulle scelte di fondo, concordando una comunicazione e una strategia comune, innanzitutto con il Pd metropolitano che gli ha promesso un aiuto. Roma è scafata e scettica, ma sa voler bene a chi la rispetta e usa il linguaggio della verità, e delle concrete volontà di cambiamento. Infine, in questa città si gioca una partita politica importante, la tenuta e l’ampliamento di un governo del centro sinistra che mantiene saldo il rapporto con Sel, per influenzare nel futuro anche strategie nazionali. Il fallimento dell’esperimento Marino, sarebbe un colpo quasi mortale per chi continua a credere che quella strada deve essere perseguita.

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Non Solo Gay. Il PD, Rosy Bindi e l’apartheid dei diritti – Il Manifesto

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Di Aurelio Mancuso per il Manifesto – 19 Giugno 2012

Gay e PD, c’è posto, In serie B

Cosa ha davvero partorito la Commissione Diritti del Pd presieduta da Rosy Bindi? Un documento assai più arretrato delle prese di posizione della organizzazione statunitense che rappresenta le novemila madri superiori degli ordini religiosi femminili, delle aperture del cardinale Martini, dei Gesuiti, e così via. Un documento che tutto è meno una risposta a quel “non abbiate paura” pronunciato dal Papa polacco per sollecitare i fedeli all’incontro con Cristo. Dal punto di vista cristiano il documento Bindi è chiaramente schierato con i “ricchi” e assolutamente lontano dai “poveri”. Ancora una volta si sostiene un ben preciso teorema, ammantato di miti parole, e si propone l’apartheid dei diritti: da una parte c’è la famiglia sposata, possibilmente benedetta, dall’altra la richiesta di diritti “purtroppamente” emersi negli ultimi decenni, che certamente devono essere tutelati visti gli articoli 2 e 3 della Costituzione, ma che mai potranno ledere l’articolo 29 della Carta, usato con una lettura strumentale come una clava per affermare, che i gay sono meno degli etero. Da cattolico che ritiene, come la stragrande maggioranza dei miei fratelli e sorelle nella fede, che per fortuna viviamo in uno Stato laico, pluralista, in una società complessa e democratica, questi politici cattolici del Pd mi spaventano. (altro…)

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Europee: Tsipras ottimo candidato, ma la vera sfida è quella di Schulz – settimanale gli Altri

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Alexis TSIRPAS, Martin SCHULZ - EP Presidentdi Aurelio Mancuso

Il 25 maggio si gioca una partita in Europa decisiva per il destino di un continente in bilico tra conservazione e aspirazione, tra rigorismo e generosità. Il vento che spira forte si conosce già: il populismo, soprattutto quello anti Euro, farà un grande balzo e scardinerà gli equilibri dentro il Parlamento europeo. I più bassi istinti xenofobi, omofobi, misogini, nazionalisti s’incontreranno in diverse liste e formazioni, per tentare soprattutto in alcuni Paesi una spallata culturale e sociale pericolosa e inedita. Tutta quest’ondata, che per alcuni versi spiega anche il fenomeno italiano (molto originale e con tratti trasversali) del Movimento 5 Stelle,  è ingenerata e ora alimentata dalla profonda crisi economica che si è abbattuta sull’Europa, Vi erano già state ampie premonitrici anticipazioni nel decennio passato, alimentate da una estrema debolezza politica delle istituzioni europee, di cui colpa sta sulle spalle della destra e le sue politiche di austerity e di macelleria sociale. La sinistra riformista continentale, divisa, oscillante tra la volontà di rifugiarsi dietro ricette simili a quelle della destra e pallide autonome proposte economiche, paga alcuni lustri d’incapacità di trasformarsi, dopo il 1989, in una sponda sociale solida. Permangono dentro il socialismo europeo contraddizioni che esaltano ancora differenze nazionali, dislivelli economici, complesse articolazioni sociali e valoriali. Tutte le grandi famiglie europee si stanno, quindi, preparando alle elezioni con la discesa in campo dei propri candidati alla presidenza della Commissione Europea (novità introdotta dal Trattato di Lisbona). Per ora si rubano la scena il tedesco Martin Schulz, attuale Presidente del Parlamento europeo per i Socialisti e Democratici, e il leader greco di Syriza Alexis Tsipras, sostenuto da Sinistra Europea. In Italia questo significa che il PD, dopo l’adesione ufficiale al PES, sosterrà Schulz, mentre SEL e quasi tutta la galassia comunista e antagonista extra parlamentare, affideranno a Tsipras i propri voti. La lista di Tsipras è coordinata da alcuni intellettuali che hanno stilato liste che vanno da Casarini a Spinelli. Le candidature del PD non sono ancora pronte, e non mancheranno contraddizioni, soliti bilancini tra correnti, candidate e candidati con visioni ideali anche contrapposte. Nel recente Congresso nazionale di SEL la scelta di sostenere il leader di Syriza, ha prodotto una spaccatura risolta in una votazione con 382 a favore, 68 contrari, 123 astenuti. Tutti uniti i militanti e i dirigenti di Sel promettono ora, di impegnarsi in una campagna elettorale non semplice, perché tra scontata diffusa astensione e capacità di coagulazione del consenso tra i tre partiti in questo periodo più importanti, PD, M5S e FI, le liste medie e piccole rischiano di patirne. I sondaggi sono confortanti, la proposta della Lista Tsipras è accreditata intorno al 7/8 per cento (quasi la somma dei voti di Rifondazione Comunista e di Sinistra Ecologista di cinque anni fa). Come sanno bene i dirigenti di SEL conviene esser prudenti perché già in altre elezioni i rilevamenti teorici non furono coerenti con i voti conquistati nelle urne. Il tema vero, è che SEL si trova in mezzo al guado, e per non scoprire il fianco a sinistra, non tanto per i competitor ormai quasi ininfluenti, ma per mantenere un minimo di argine rispetto a un sentimento diffuso di astensione proprio tra il magma popolare delle sinistre italiane, ha scelto il bene rifugio greco. Il leader ellenico appiana pubblicamente conflitti e malumori interni, offrendo una perfetta campagna elettorale identitaria, con la comodità di poter concentrare su alcune figure vendoliane le preferenze. Alla fine il 26 maggio sapremo se la strategia di stare con la Sinistra Europea, continuando a professarsi interessati al PES, pagherà in termini elettorali, sapendo già adesso che alcune candidature alla Casarini, non strapperanno di certo elettorato al PD, neanche quello più sofferente rispetto a dirigenti apprendisti stregoni. D’altronde Vendola sa che la sua contraddizione non è solitaria, il PD nonostante la tenuta nei seggi, rischia in ogni momento implosioni, scissioni, secessioni silenziose. Ancora una volta le sinistre che sono concretamente disponibili al governo si allontanano, si scrutano, sognano l’altrui disfacimento, che non avviene perché la polarizzazione mantiene ossificati grandi pianeti e piccoli satelliti. Queste elezioni europee, con tutto il loro cumulo di rancori e sfilacciamenti, sono una tappa intermedia verso le politiche su cui però nessuno avanza previsioni. Nella permanente confusione del quadro politico, tra annunci salvifici e previsioni catastrofiche, si sedimenta l’indifferenza nella società, che fa sempre vincere la destra.

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Lucio Dalla: Mancuso (Equality Italia) silenzio davanti alla morte

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 “Davanti alla morte ci si deve solo fermare”. Risponde cosi’ alle polemiche sul funerale di Lucio Dalla, Aurelio Mancuso, leader storico del movimento gay italiano e presidente della rete per i diritti civili Equality Italia. “Se Dalla avesse voluto dichiarare la sua omosessualita’ – ha detto Mancuso all’ANSA – avrebbe aiutato tante persone. Ma non l’ha mai fatto e non capisco perche’ se non l’ha dichiarato lui in vita, ora qualcuno lo deve fare al suo posto“. Un accenno polemico Mancuso l’ha avuto anche nei confronti della Chiesa: “Dal punto di vista emotivo ho sofferto molto. Io sono credente e penso che in questi casi ci debba essere soltanto rispetto e silenzio. E’ stato importante che i funerali si siano svolti nella chiesa di San Petronio. Ma certo – ha concluso – la chiesa ti ammette soltanto se sei un omosessuale che si nasconde”. (ANSA)

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ADOZIONI AI SINGLE: CASO CALTANISETTA BENE TRIBUNALE, QUANDO CAMBIERA’ LA LEGGE?

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Il fatto che il Tribunale di Caltanisetta abbia recepito l’adozione avvenuta in Zambia di un minore affidato a una single, ripropone con forza la necessità che il nostro Paese cambi la legge sulle adozioni che prevede questa possibilità solamente per le coppie sposate. Sappiamo come in Italia la legge essendo sia incagliata dalla burocrazia inefficiente e produca concretamente l’assurdo che vi sono più famiglie disposte all’adozione che bambini adottabili. Allo stesso tempo ancora troppi minori rimangono comunque affidati ai servizi. Questo avviene perché una legge, ispirata giustamente a una puntuale attenzione ai diritti dei bambini, è però non adeguata ai tempi, e negli effetti non riesce a risolvere i casi di adozione dei minori pre adolescenti e adolescenti. continua a leggere

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