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La casta della stampa e il paese bloccato: Chi non ha peccato scagli la prima pietra

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Un paese che è imbrigliato dai mille interessi particolari, in qualche modo coerente con una storia, che come detto molte volte, è strutturalmente frammentaria e non ha trovato ancora le ragioni profonde di unità condivise, parlare seriamente di liberalizzazioni sembra quasi impossibile. Intanto chi dovrebbe proporci una visione  corretta è fortemente condizionato. Come fanno molti grandi giornali, editorialisti, capi struttura a spingere nei confronti di migliori regole per i farmacisti o per i taxisti, quando loro stessi fanno parte di una casta chiusa, dove nepotismo, raccomandazioni, baronie, decidono la fortuna o la caduta libera di migliaia di aspiranti giornalisti? Come si fa a credere alle grandi e piccole testate della carta stampata se una ragazza di talento, che spende il suo tempo a rincorrere inchieste a coprire intere pagine, percepisce dai 3 al massimo ai 10 euro a pezzo? Continue reading “La casta della stampa e il paese bloccato: Chi non ha peccato scagli la prima pietra” »

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Il grigiore di Mario, il colore di Silvio. Ma sono la stessa identica cosa

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Dopo tanti anni di libertinaggio politico classista, ora si è inaugurata la stagione della sobrietà, concetto positivo, che però nell’intenzione dei propugnatori va inteso come una più approfondita campagna moralista sui costumi, letteralmente intesi, e sugli atteggiamenti e i linguaggi. Insomma questo Paese non ce la fa proprio a essere moderato, bisogna passare dai Bunga Bunga alla recita collettiva della Compieta. Naturalmente così come il libertinaggio sfrontato, machista e classista di Berlusconi procurava forti sentimenti di contrarietà, anche la crociata sulla sobrietà a breve sarà contrastata e ridicolizzata. Per portarmi avanti, da buon moderato, mi pronuncio contro l’idea che la dignità delle istituzioni, il ristabilirsi di un minimo di decoro e di rispetto nei confronti dei generi, delle persone che ogni giorno in silenzio mandano avanti l’Italia che produce, passi attraverso un’acquisizione generalizzata di uno stile calvinista. continua a leggere

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L’Unità, Santoro e la sinistra bacchettona

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Di Aurelio Mancuso, www.glialtrionline.it

E’ stato pubblicato oggi (4 Novembre 2011 ndr) su il quotidiano l’Unità, un articolo a pagina 25 a firma di Francesca Rigotti, che ci racconta che guardando Ballarò di martedì scorso ha individuato la differenza tra le donne e le femmine. Le prime sono come Susanna Camusso segretaria generale della Cgil (che non crediamo sia contenta della descrizione della scrivente): normali, vestite comode, senza trucco, scarpe basse, fisico non palestrato, parlata pacata e intensa, le seconde invece sono rappresentate da Anna Maria Bernini ministro delle Politiche Europee, fisico palestrato, taccazzi vertiginosi, pettinatura elaborata e probabilmente studiata per far scomparire la fronte bassa, ma soprattutto eloquio aggressivo senza alcun nuovo contenuto. continua a leggere

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L’ingerenza di Bagnasco e l’ipocrisia della sinistra

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di Aurelio Mancuso

www.glialtrionline.it

E finalmente per la sinistra italiana scese in campo il cardinal Angelo Bagnasco che con un fendente da tramortire qualsiasi politico italiano, tuona contro “i comportamenti licenziosi e le relazioni improprie”, che a suo dire sono un danno sociale a prescindere dalla notorietà. Il capo dei vescovi italiani non ha inteso fare un favore a Bersani, Bindi, Vendola e Di Pietro. Ha riaffermato un concetto antico più delle mura leonine, e che ha permesso alla gerarchia cattolica di farne una peggio di Bertoldo nelle segrete stanze e di benedire soavemente le folle nelle grandi adunate.  continua a leggere

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Paola e Ricarda spose a Francoforte: E ora quali diritti avranno in Italia?

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di Aurelio Mancuso

settimanale gli Altri

Del matrimonio di Paola e Ricarda, si è già parlato moltissimo, si sono scomodati anche il cattolico integralista Carlo Giovanardi e il quotidiano Avvenire, per scagliarsi contro un atto, questo è il vero punto politico, avvenuto fuori dalla loro influenza, in quella terra di civiltà e rigore chiamata Germania, per la precisione a Francoforte, cuore pulsante della finanza e dell’economia più importante d’Europa. Che smacco per questi clericali reazionari, assistere impotenti alla trascrizione di un matrimonio tra due donne, l’una unica parlamentare italiana dichiaratamente lesbica, l’altra una solare, determinata criminologa, che ha avuto pure la sfrontatezza di assumere il cognome della prima: Concia. E ora come la mettiamo? Come si fa a impedire che cittadine e cittadini italiani, s’innamorino di spagnoli, francesi, portoghesi, olandesi, belgi, inglesi e così via, e decidano (in questi anni è già avvenuto migliaia di volte) di contrarre matrimoni, pacs, unioni civili? Con un rancore tardivo e ignorante in Vaticano hanno scoperto, grazie alla normale prassi civile tedesca, che i gay e le lesbiche italiane possono in ogni angolo d’Europa, stringere patti, contrarre matrimoni liberamente, fondando, almeno nel Paese del partner, quel progetto di vita ossessivamente negato in Italia. Le ridicole, infantili rimostranze del quotidiano dei vescovi italiani, rispetto a una supposta propaganda politica di Anna Paola Concia di un evento che sarebbe dovuto rimanere intimo, diciamo per tradurre, nascosto, evidenzia la disperazione di prospettiva in cui le gerarchie sanno di esser condannate. Il matrimonio, a cominciare da quello cattolico romano, è proprio un atto pubblico, in altre parole uno strumento utilizzato per rendere partecipe la comunità familiare e dei conoscenti, che due persone si sono assunte reciproci impegni. Tornando alla questione civile, assai più importante e su cui non a caso si concentra il Vaticano, è indubbio che in Europa si sia aperta da qualche tempo una questione cruciale: com’è possibile che cittadine e cittadini di paesi differenti si uniscano in matrimonio o contraggono patti e unioni civili, e questi impegni giuridici sono negati nei Paesi membri che non hanno ancora legiferato in materia? Più in generale, la libera circolazione delle e degli europei nel vecchio continente si può limitare al turismo, lavoro, studio, e non estendersi alle stabili relazioni d’amore? In questa bella storia di Paola e Ricarda, di cui ho potuto vivere insieme al mio compagno e a tanti altri invitati i momenti commoventi della celebrazione, la vera nemica oggi non è l’onorevole Paola Concia, ma Ricarda Concia. Come ha osato, quest’algida tedesca a innamorarsi di una donna italiana, di sposarsela in patria e di assumerne persino il cognome? Per le vesti fruscianti che svolazzano nei corridoi vaticani, tutto ciò appare come un incubo, perché sì questa volta il trono è nudo. Tutto quel berciare e maledire i gay e le lesbiche italiane per i loro vizi, per le loro promiscuità (di cui il clero si nutre abbondantemente), per le loro posizioni edoniste, individualiste, s’infrange contro il muro della realtà. Una realtà presente ormai da decenni, che racconta di migliaia di coppie omosessuali conviventi, in relazioni stabili, inserite nei propri contesti sociali, accolte dagli affetti familiari e amicali. I preti lo sanno bene cosa è accaduto, ma pensavano di poter continuare a recitare le loro falsità impunemente, grazie anche la complicità di molti mass media, che tra l’altro propongono una socialità gay, logorata dal macchiettismo tanto rassicurante per i perbenisti e le classi dirigenti. Ricarda dunque è il vero problema. Come agirà ora? Potrà accontentarsi di avere tutti i suoi sacrosanti diritti in Germania e non venirne a pretendere in Italia? Evidentemente il Vaticano e i suoi servi clericali alla Giovanardi, pensano di no. E fanno bene! Paola ama Ricarda a prescindere che sia una parlamentare notissima e battagliera, non mette davanti la politica alla sua vita intima, ma, signori miei è una donna, che non ha mai dimenticato uno dei grandi imperativi del miglior femminismo: il personale è anche politico. Una logica che non può che far tremare i vecchietti residenti nelle vicinanze di via della Conciliazione, perché ritornano alla memoria le grandi conquiste civili italiane: dal divorzio all’interruzione volontaria di gravidanza, dal diritto di famiglia alla legge contro la violenza sessuale. In ultimo, non è un caso che a parte Giovanardi, la politica abbia taciuto, di destra e di sinistra. L’assenza di parole adatte, di coraggio e di condivisione, sono il miglior segnale che molte ipocrisie in questi giorni sono state mortificate. Quindi, è possibile un nuovo inizio.

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