di Aurelio Mancuso – glialtrionline.it

Non è dato di sapere se Sergio D’Elia, segretario di Nessuno Tocchi Caino, un passato di militanza in Prima Linea, che ha, a differenza di altri, pagato il suo debito con la giustizia italiana, ci tenga a ricevere l’Ambrogino d’Oro, onorificenza che il Consiglio Comunale annualmente riconosce a personalità e associazioni milanesi che si sono particolarmente distinte per la loro attività culturale e sociale. L’unica cosa che sappiamo è che i Radicali meneghini avevano avanzato la sua candidatura, ora decisamente respinta da Giuliano Pisapia.

 L’Ambrogino d’Oro è sempre fonte di polemiche feroci in città, si sono assegnati attestati negli anni passati a personaggi che dividono l’opinione pubblica. Quando la politica cerca di premiare qualcuno, immediatamente scattano i veti da una parte e dall’altra, si propongono liste zeppe di gruppi e persone cui non si deve negare una medaglia. Ancora una volta va in scena lo spettacolo non decoroso, quindi per niente decorativo, di una classe politica sempre intenta a fare demagogia e buttarla in rissa. Giuliano Pisapia, sindaco del centrosinistra, che si trova a governare la città motrice dell’economia italiana, nel bel mezzo della peggiore crisi economica dal dopoguerra, non può suo malgrado sottrarsi alle polemiche, anche perché tirato dalla giacchetta da una parte dalle associazioni delle vittime del terrorismo e dall’altra da pezzi della sua maggioranza.

 Per l’indubbia simpatia che questa testata ha espresso nei suoi confronti, fin dalla sua impresa di vincere le primarie milanesi, possiamo permetterci di chiedergli di non buttarla anche lui in rissa e di fermarsi a riflettere. Può darsi che consegnare alla persona Sergio D’Elia l’attestato meneghino possa sollevare una vasta protesta, ma allo stesso tempo come si può negare che il fondatore di Nessuno Tocchi Caino abbia svolto un’importante azione internazionale contro la pena di morte, tale di arrivare al pronunciamento da parte dell’Assemblea dell’Onu contro l’esecuzione capitale? La strategia di quest’associazione ha rappresentato uno dei migliori esempi di diplomazia internazionale alimentata dal basso, e sostenuta da decine di premi Nobel, di leader di governi dei cinque continenti, centinaia di esponenti politici di destra e di sinistra italiani e del mondo. Insomma vogliamo mettere sulla bilancia anche questo? Si può trovare il modo per rendere merito a una vicenda di cui, a sproposito, in molti casi si son fatti vanto sulla scena internazionale diversi politici italiani? Caro Giuliano riflettiamo, questo è il nostro modesto e amichevole consiglio.

 

Share