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L’attore Giuseppe Schisano ha cambiato sesso ora è Vittoria: una bella storia!

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Ho letto oggi che Giuseppe Schisano, attore che prossimamente sarà protagonista del nuovo film di David Petrucci “Cane Pazzo”, si è operato ed è diventato donna. La sua intervista, raccolta dall’Adnkronos, è una bellissima e delicata testimonianza di presa di coscienza e di estremo coraggio a essere conseguente rispetto alle sue sensazioni e consapevolezze. Brava Vittoria! E anch’io spero, che ora il cinema non ti discrimini e ti affidi ruoli femminili!

L’intervista

Cinema: Giusepe Shisano, cambio sesso ora sono Vittoria. L’attore “La mia anima è donna, ora mi sento più normale di prima”

Giuseppe Schisano, cambia sesso, e diventa Vittoria: “la mia anima è donna, ora mi sento molto più normale di prima”. L’attore, prossimamente al cinema protagonista del film di David Petrucci ‘Cane Pazzo’ nei panni di un giornalista ossessionato dalla ricerca di un serial killer, ruolo, racconta all’ADNKRONOS, il cammino che lo ha portato a questa scelta. “In realtà, ho sempre sentito molto forte in me il lato femminile e l’ho nascosto a me stesso per anni e anni prima che agli altri”. continua a leggere

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Il gol di Prandelli: «L’omofobia è razzismo Coming out nel calcio» – l’Unità

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Il ct della nazionale scrive la prefazione di un libro di Alessandro Cecchi Paone sulle storie di omosessualità nel calcio e nello sport: «Basta con l’omofobia ».E l’unico modo per sconfiggerla è «fare coming out».

GIANNI PAVESE

Un’uscita importante. Parole nuove, o forse parole vecchie, sagge, ma nuovo è il mondo che cercano di destare, quello dello sport. «Nel mondo del calcio e dello sport resiste ancora il tabù nei confronti dell’omosessualità, mentre ognuno deve vivere liberamente se stesso, i propri desideri e i propri sentimenti». (altro…)

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NELL’ALTO DEI CIELI – La sinistra deve scegliere se conquistare il paradiso o il piacere in terra

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Settimanale Gli Altri – Di Aurelio Mancuso

“Evviva ecco le ho trovate sono le ragazze dell’Olgiatina, anzi ora rinominata “l’Orgiatina”, c’è la sudamericana! Guarda c’è anche quella che lavora a Italia Uno…” Che consolante la tv italiana della destra e della sinistra a correnti alternate moraliste. Mentre Santoro rincorre le ragazze, manda in onda interviste di quell’escort così affidabile, Signorini beatifica Ruby e la D’Urso rilancia per la santità. Che bello spettacolo! Da qualche anno, (il massimo si raggiunse con l’affaire Marrazzo) va in onda puttanopoli, donne o trans che siano, per sollecitare il machismo eccitato dei telespettatori e incitare le donne casalinghe soavi alla rivolta. Il tutto condito con palate di ipocrisia e stravolgimento dei piani. Il problema ora non sono più i maschi che usando il loro potere politico ed economico sollecitano il mercato dell’offerta dei corpi, da Tebe a Roma, passando per Costantinopoli a New York, ma le donne nate o diventate, complete o transitanti. Le donne, che da Eva in poi son loro le colpevoli di tutte le disgrazie del mondo, che fanno scoppiare guerre epiche a Troia (ironia della semantica), sfiancano i maschi e li distraggono dalle loro magnifiche imprese: dal governare il mondo da una scrivania con tanto di pompino genuflesso alla fondamentale partita di pallone. Quel corpo sinuoso che per millenni doveva, secondo le convenienze, esser esposto o nascosto del tutto, tra danzatrici del ventre e monache di clausura. Il sesso è eccezionalità perché per i maschi è necessario sentirsi adeguati, sicuri di non esser criticati e saldamente dominanti. Per questo ancora oggi, è modernissimo il ritornello: fai quel che ti dico io, non far ciò che faccio io. Su questo semplice paradigma popolare ci hanno pasciuto secoli di gerarchie cattoliche, re, imperatori, capi partito, industriali, sapienti intellettuali di destra e sinistra. Primo mantra: il sesso con donne che offrono il loro corpo a pagamento è male, ma necessario. Così la pensano circa nove milioni di italiani, punto e a capo. Secondo mantra: come branco maschile la condanna a ogni forma di prostituzione è necessaria a prescindere dalla semplice e lapidante constatazione che questa realtà è lo specchio delle disfunzioni storiche sessuali, volute da tutti i poteri maschili di ogni colore, razza, religione. Terzo mantra: sono le donne che si prostituiscono (le transessuali sono il lato più violento della vicenda) a doversi vergognare, anche quando sono presentate come vittime. Sono loro che sono sporche (il biancore verginale, la pulizia dell’ordine, il giglio non colto, gli incensi purificatori sono tutti simboli machisti), tentatrici, utilizzatrici consapevoli del putrefacente corpo femminile, insozzato dal ciclo mestruale, sollecitato dalle demoniache tette, sviluppatesi nei secoli per far cadere in tentazione miliardi di sprovveduti maschi. Per non parlare della vagina, di cui Dante ci propone il più metafisico degli esempi della minorità maschia nell’introdurvisi. Che dire di più? Evviva le prostitute, le donne consapevoli che utilizzando il proprio corpo possono trarre profitto, metter nel sacco settanta e ottantenni in circa di Dorian Gray! Non è un buon messaggio per difendere l’emancipazione, la dignità della stragrande parte delle donne? Al contrario, quando la sinistra e una parte del femminismo, sgretoleranno il loro atavico moralismo sulla sessualità, le donne di tutte le condizioni, credo, attività lavorative, attitudine allo studio, potranno finalmente ridire baldanzose della propria completezza, che mi dispiace ripeterlo e assai superiore di quella maschile. La sfida non è la sottrazione del sesso dal dibattito pubblico, o peggio il suo addomesticamento ai disvalori machisti, è invece la sua esaltazione, distruggendone la carica escludente, così che concretamente le donne (e persino gli uomini) possano finalmente vivere libere dalla schizofrenia che impone il corpo e l’intelletto su due piani configgenti. Così che il piacere finalmente prevalga sulla condanna della mortificante strada dell’esclusiva felicità nell’alto dei cieli!

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Lesbica picchiata a Milano: il PM supplisce alla politica

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“Per fortuna che dalla magistratura provengono sempre più atti che fanno comprendere quanto siano urgenti interventi legislativi in materia di tutela delle persone omosessuali”: cosi’ il presidente di Equality Italia, Aurelio Mancuso, commenta la decisione del pm di Milano Elio Ramondini che ha contestato all’aggressore della donna lesbica aggredita a Milano pochi giorni fa l’aggravante per avere agito per motivi abietti quali l’omofobia. “Naturalmente – aggiunge Mancuso – essendo stata bocciata la proposta di legge Concia sulle aggravanti per delitti contro le persone lgbt, ne’ in questo caso nè‚ in tutti continua a leggere

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Pacifisti: un movimento in mano ai burocrati

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settimanale gli Altri 1 aprile 2011 di Aurelio Mancuso

Libia, Medio Oriente, Africa, guerre, ingiustizie, pandemie, disastri ambientali, di questo si è sempre occupato il movimento pacifista italiano, collegato con differenti movimenti per il riscatto sociale che operano nel mondo. Un compito immane, condotto con grande serietà e tenacia, da quando dal 1982 in poi, è rinato il movimento pacifista che allora si confrontava con la grande stagione del riarmo nucleare dei due blocchi. La polemica dei cosiddetti novelli pacifisti della destra italiana, che in questi giorni hanno chiesto in tutte le tv dov’era il movimento pacifista, fa parte del solito dibattito strumentale. Questa tiritera è utilizzata sempre dalla destra quando pensa di dover scaricare le sue contraddizioni sul movimento pacifista o a quello delle donne. Detto questo, nessuno a sinistra, e questo è davvero un grande dispiacere, mette in discussione idee e strategie del movimento pacifista italiano. Neppure quei partiti che hanno votano in Parlamento a favore della guerra in Kosovo, in Afghanistan ecc ecc, hanno il coraggio di aprire un vero confronto. Il movimento pacifista, come tanti altri movimenti italiani, risente pesantemente di un’ossificazione del pensiero, delle modalità organizzative, delle alleanze del tutto evidente, che però non emerge mai. Perché? In primo luogo perché anche in questo campo chi dirige sembra inamovibile, sempre in prima linea, abbarbicato alle assemblee orizzontali dove, però alla fine prevalgono le opinioni moderatamente esposte dalle grandi sigle strutturate, che pagano i conti, che mettono a disposizione le loro macchine organizzative. Le manifestazioni costano, e tanto, quindi, al di là del buonismo e della facciata a rete, quello che conta è la capacità mobilitativa di un popolo che non ha mai elaborato il lutto della fine politica di una sinistra variamente pacifista (ma che non ha mai sposato fino in fondo la non violenza) e cui interno c’è di tutto: dagli scout ai centri sociali, dalla Cgil e Arci agli ordini religiosi. Un misto fritto che si porta dietro enormi ambiguità valoriali, prima fra tutte il silenzio sostanziale sui diritti umani e civili. Certo alcuni tentativi sono stati fatti, per esempio a Firenze ci fu un gruppo che discusse di diritti civili, ma nella sostanza nei grandi appuntamenti tipo la Marcia Perugia – Assisi, non una parola può esser pronunciata sulla pena di morte presente in 80 stati del mondo nei confronti delle persone omosessuali. Così come nessuna riga può esser scritta sulle leggi islamiche presenti anche in Palestina che condannano le libertà sessuali, che escludono le donne, ecc. ecc. Insomma il patto catto comunista classico, di cui il movimento pacifista italiano è l’emblema, scientificamente esclude tutto ciò che è diritto umano individuale, consegnando la giusta vocazione pacifica e di risoluzione politica dei conflitti, a una visione neutrale della vita concreta delle persone. Non una parola è stata in questi giorni pronunciata sul fatto che le rivolte nei paesi arabi sono state in gran parte suscitate da giovani e giovanissime, che hanno utilizzato gli strumenti moderni della comunicazione tra cui Facebook, e che questa presa di coscienza straordinaria parte proprio da reti informali, di donne, di gay, di studenti, di oppositori politici. Arci, Cgil e tante altre organizzazioni della sinistra sono da sempre in prima linea nelle battaglie per i diritti civili, ma quando varcano la soglia delle assemblee pacifiste, lasciano fuori i diritti civili. Un’altra delle orrende anomalie italiane, che non sembra si voglia correggere. Forse perché questo innescherebbe un confronto talmente conflittuale da dover finalmente subire il crollo del proprio muro di Berlino.

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