0

Stuart Milk in Italia: Diritti Umani e Civili, dal piano internazionale alla situazione italiana

-

Equality Italia organizza, in collaborazione con Gaynews24 e l’aiuto e il sostegno di Istituzioni e associazioni, un ciclo di conferenze e incontri di Stuart Milk, personalità internazionale impegnata sui diritti umani e civili, consigliere di molte personalità e organizzazioni, tra cui il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che nel 2009 ha insignito la Milk Foundation della medaglia presidenziale della libertà.

Stuart Milk, nipote del leader storico del movimento LGBT Harvey Milk, da decenni è impegnato negli Stati Uniti e nel mondo a mantenere vivi i valori dello zio, che si è battuto per i diritti delle persone LGBT, collegando le loro rivendicazioni con altri mondi, esperienze, movimenti sociali e civili. Questa volontà di unire, unica modalità efficace per contrastare davvero l’odio e l’esclusione, sta alla base del progetto di Equality Italia, rete trasversale di persone che intende promuovere un reale impegno a sostegno di tutti i diritti umani e civili, costruendone una nuova consapevolezza ed un nuovo valore, per la società tutta.

Il ciclo di conferenze e incontri di Stuart Milk, previsti a GenovaTorino,MilanoBolognaPadovaRoma, è un’occasione per ascoltare una delle voci più importanti al mondo sulle battaglie civili. Questa nostra iniziativa, siamo certi sarà apprezzata da molte persone, gruppi, istituzioni che concretamente ogni giorno operano affinché anche in Italia si affermi una nuova stagione di riforme civili e di libertà. Ascoltare, dialogare con Stuart ci permetterà di conoscere meglio il movimento per i Diritti americano e internazionale, ci aiuterà a proseguire con più vigore il nostro impegno di portatori di libertà e di umanità, che pretendono più uguaglianza, dignità, opportunità per tutte e tutti.

Aurelio Mancuso – Presidente di Equality Italia

 

Share
0

Adinolfi sbaglia

-

Aurelio Mancuso

Quotidiano Europa sabato 20 agosto 2011

L’editoriale di Mario Adinolfi di ieri intitolato “Se la Gmg era un Gay pride”, mi fornisce l’occasione per aprire un confronto con una testata giornalista che è punto di riferimento di un’area precisa del Pd. Da cattolico gay proveniente dalle esperienze delle comunità cristiane di base, ho imparato nei decenni di riflessione, conflitti interni ed esterni alla Chiesa, di non rinunciare mai all’esposizione delle mie idee, allo stesso tempo di rifuggire da atteggiamenti proclamatori. Conoscendo gli scritti provocatori dell’editorialista in questione, che sui social network, sembra coltivare un’ossessione nei confronti delle persone lgbt eviterò faticose polemiche. Ciò non significa che non m’interessi il suo punto di vista, così immerso nel mare degli stereotipi e delle semplificazioni, e appunto per questo evocativo di un atteggiamento. Continuo a non comprendere, l’esercizio che molti cattolici praticano sui mass media, in politica, nelle reti sociali, di contrapporre le persone gay alla tenuta sociale e morale del Paese. Questa esasperazione, certamente alimentata da un’attenzione negativa da parte delle gerarchie cattoliche nei confronti dell’omosessualità e delle persone omosessuali, genera reazioni e conflitti. E’ avvenuto la scorsa settimana a Madrid, ma non è una novità, il cosiddetto “neoanticlericalismo” è oggettivamente in aumento, accompagnato anche da un’evidente secolarizzazione. A differenza di tanti leader e militanti gay e dei diritti civili, ritengo che interloquire con la Chiesa cattolica sia utile, non sul terreno teologico, ma su quello pubblico. La gerarchia interviene, con potente insistenza e utilizzo di tutti i mezzi comunicativi e di aggregazione che ha a disposizione, per contrastare le leggi sulle Unioni Civili, Pacs, matrimoni gay (strumenti assai differenti fra loro), così come sul testamento biologico, le tecniche di fecondazione assistita e così via. Quel suo essere caposaldo di valori certi, che si contrappongono al cosiddetto relativismo (su cui ampiamente si dovrebbe discutere iniziando da quello cattolico), la sospingono a esser percepita come strumento attivo di azione politica. Un’organizzazione che ha attraversato i secoli oscillando tra il martirio e contiguità con i poteri temporali (fino a divenirne essa stessa, per troppo lungo tempo, uno dei più importanti) può lamentarsi rispetto alle manifestazioni di dissenso? Non credo che il Papa e i Cardinali siano preoccupati delle contestazioni. Ciò che può rendere inquieti è costatare che nonostante i grandi sforzi, il tema della libertà individuale, accompagnato alla responsabilità, riscuote anche dentro il popolo di Dio un vasto e ragionato consenso. Come fu scritto nel giugno 2008 dall’importante rivista dei Gesuiti italiani Argomenti Sociali: “Il riconoscimento giuridico del legame tra le persone dello stesso sesso, quale presa d’atto di relazioni già in essere, trova la sua giustificazione in quanto tale relazione sociale concorre alla costruzione del bene comune”. Il lungo studio pubblicato richiama nelle sue conclusioni la necessità che i politici cattolici di riconoscere questi legami. Sui temi della morale sessuale, i legami e le relazioni sentimentali, il confronto è, quindi, aperto, lungi dal poter esser conchiuso dalle pur importanti prese di posizioni della gerarchia. Comprendo e do voce alla rabbia che milioni di persone lgbt nutrono nei confronti delle continue offese e discriminazioni ad opera di tanti uomini di Dio, allo stesso tempo è sul terreno pubblico che voglio incontrare le tante e i tanti politici cattolici, che prima di tutto hanno la responsabilità di promuovere leggi a sostegno del bene comune, quindi, anche per le persone lgbt.

 

Share
0

Famiglia naturale: una brutta gaffe per il Sindaco Falcomatà

-

il garantista - reggio calabria - 12-03-15di Aurelio Mancuso per Cronache del Garantista ed. Reggio Calabria 

Provo a spiegare, al sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà e ai consiglieri comunali presenti in aula, che all’unanimità hanno sostenuto la mozione sulla “famiglia naturale”, presentata dal rappresentante di Forza Italia Massimo Ripepi, cosa hanno votato e, perché a una persona mediamente di buon senso le preventive e successive dichiarazioni del primo cittadino appaiano perlomeno curiose. L’altro giorno nel Consiglio comunale è stato illustrato dal consigliere azzurro, un ordine del giorno identico a quelli assunti in due regioni, Lombardia e Veneto e in due comuni, Assisi e Palermo. I gruppi di centro destra in tutte queste istanze istituzionali si sono fatti protagonisti nel sostenere che sia in atto una pericolosa campagna per l’affermazione delle teorie gender (misteriosa nuova categoria di cui non si spiegano mai i contorni precisi) tesa a plagiare i bambini nelle scuole italiane e far sì che dubitino di appartenere al genere maschile o femminile. Continua a leggere

Share
0

Coppie gay? Nessuna speranza

-

Una cosa è certa la fiducia e il senso di appagamento sociale non alberga tra le tante coppie gay e lesbiche. Si avverte di appartenere a un mondo nuovo troppo lontano da venire, una sensazione che soffoca qualsiasi entusiasmo, a volte mette a dura prova le nostre stesse relazioni d’amore e anche amicali, perché percepite come non complete, non accettate, da una società italiana familista e bonaria, che sa essere così crudele e distante. Per la prima volta nella nostra storia di collettività in costruzione, diverse generazioni di omosessuali che sono in coppia, che convivono, condividono la condizione oggettiva di soggettività senza diritti. E per chi oggi ha dai quaranta agli ottanta anni, si concretizza l’evidente incubo, che il tempo di una propria regolarizzazione, non potranno mai viverlo. In questo profondo senso di sconforto, attenuato fatuamente dalla capacità negli ultimi anni di auto organizzarsi celebrazioni per promettersi pubblicamente amore, e così via, la speranza non alberga più. La politica si è bloccata: l’insipienza delle sinistre e la crudeltà della parte maggioritaria delle destre, determina una paralisi legislativa di cui le ultime due bocciature della legge sull’omotransfobia sono l’esempio lampante. Non ci crede nessuno, che dopo il governo Monti (così fortemente sostenuto e rappresentativo della Cei), possa vincere uno schieramento che davvero affronterà la questione di una pur minimo riconoscimento giuridico delle coppie gay, altro che matrimonio… Che fare? Direi nulla che possa far illudere il nostro popolo già così intimamente deluso. Nulla che possa aggiungere ai tanti schiaffi subiti, anche la beffa di subire una lunga stagione di propaganda in vista delle elezioni politiche del 2013. Non c’è nulla da fare, se non ricostruire, ma davvero. Perché l’altra faccia della medaglia è che dopo il 2006 i gay italiani son tornati a casa e non ci credono più. Hanno affollato, oltre i soliti Pride, manifestazioni nazionali importantissime, che hanno reso possibile il miracolo di un sostegno largamente maggioritario dell’opinione pubblica sull’allora proposta condivisa dei PACS. Poi, il centro sinistra uccise quel movimento con la scandalosa proposta dei DICO, la pantomima dei CUS.  Per restituire, dopo cinque anni, un po’ di verità, non fu Prodi ad affossare quel pur misero tentativo, ma la pavidità dei cattolici della Margherita e il disinteresse colpevole di Rifondazione Comunista. Tutto questo è comunque alle nostre spalle, ma le macerie non sono state rimosse, la collettività lgbt italiana vaga ancora incredula raminga e solitaria, nell’indifferenza sociale, acuita dall’attuale fase drammatica economica. Bisogna, quindi, essere onesti, e ricostruire su basi assolutamente nuove un movimento d’opinione sui diritti civili, forse allora le attuali nuove generazioni gay potranno sperare. In fondo ora tocca a loro, da vere protagoniste, non farsi affascinare dalla demagogia dei grandi orizzonti ideali, e rimettere in circolo proposte e azioni concrete, comprensibili e attuabili, affinché anche loro non subiscano ciò che nell’oggi stiamo tutte e tutti provando sulla nostra pelle: disarmata rabbia.

Share
0

Roma: la cieca violenza è alimentata dai cattivi maestri

-

Come non rimanere increduli davanti alla morte di un giovane di appena 25 anni, deceduto a causa del pestaggio subito l’altra notte in Rione Monti? Come non allarmarsi per il ripetersi di episodi di aggressione nei paraggi del Gay Village ad opera di vere e proprie squadracce? La politica degli annunci e delle retoriche condanne ha stancato. Le istituzioni devono assumere provvedimenti adeguati dal punto di vista della concreta sicurezza dei quartieri e dei luoghi dell’aggregazione. Ma c’è da sottolineare che la responsabilità morale maggiore è di chi negli ultimi anni incita all’odio contro le persone gay, migranti, disabili, culturalmente differenti, ecc. C’è un intero blocco politico e culturale che non sopporta la libertà, le espressioni culturali e sociali, che per fortuna presidiano le notti oscure delle metropoli italiane, sempre più deserte, sempre più abbandonate. Nel degrado, nella noia, nella mancanza di punti valoriali, si alimentano l’odio e la violenza di cui troppi politici pericolosamente si servono per accreditare una società mono cromatica, falsamente ordinata, paurosamente rinchiusa nel coprifuoco imposto dalla scarsità dei mezzi pubblici a disposizione, delle zone che da una certa ora in poi, sono in mano a bande di balordi, gruppi violenti a volte con tinte politiche ben precise. Il dolore per la perdita di una vita di un giovane musicista e per le continue aggressioni nei confronti delle persone lgbt, deve far individuare con chiarezza, oltre che gli esecutori materiali, anche i cattivi maestri, che bisogna con nettezza isolare.

 

Aurelio Mancuso presidente Equality Italia

Share