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La nostra regina, timida e selvaggia

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 di Aurelio Mancuso

Settimanale gli Altri 11 novembre 2011

Il 24 novembre del 1991 fu per la comunità gay mondiale un vero e proprio choc: era morto Freddie Mercury. Nonostante solamente il giorno prima Mercury avesse rivelato al mondo di essere malato di Aids, nella comunità gay questa realtà era risaputa, anche se non si pensava che l’evento, allora la condanna a morte era inevitabile, sarebbe accaduto così presto. Non lo pensava nemmeno la più ristretta cerchia dei suoi collaboratori, la sua band che era in pratica la sua famiglia, i suoi amici più cari tra cui Dave Clark, il suo compagno Jim Hutton. continua a leggere

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Dieci anni fa la pubblicazione del “Lexicon” il tomo della discordia scoglio morale per papa Francesco

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Papa-Francescodi Aurelio Mancusosettimanale gli Altri venerdì 10 maggio 2013

Ricorre quest’anno il decimo anniversario della pubblicazione del “Lexicon – Termini ambigui e discussi su famiglia vita e questioni etiche”. Questo tomo, edito a cura del Pontificio Consiglio per la Famiglia e di cui estensione è stata coordinata da un gruppo di studiosi cattolici presieduti dall’allora potentissimo cardinale Alfonso Lopez Trujillo, è stato concepito con uno strumento rivolto agli educatori e docenti cattolici per contrastare l’avanzata delle libertà individuali e dei diritti civili nel mondo. Al di fuori dell’Italia l’opera scatenò roventi polemiche dentro e fuori la Chiesa. Nel nostro Paese, a parte un’indignata reazione del movimento omosessuale, per cui per esempio l’Agedo (associazione dei genitori di figli omosessuali) denunciò alla Procura della Repubblica il cardinale Trujillo, che però archiviò immediatamente il procedimento, quasi nessun media italiano ne ha voluto parlare né dare voce al dissenso rispetto a una pubblicazione oscurantista. L’intenzione di quest’abecedario sulla morale sessuale è quella di confutare, scegliendo ben settantasette temi, tutto l’impianto culturale, sociale, politico, scientifico,  condiviso soprattutto dalle democrazie occidentali, dalle istituzioni internazionali, persino dalle agenzie dell’Onu. L’esigenza di questa pubblicazione condivisa da molti cardinali, tra cui Ratzinger allora a capo della Congregazione per la dottrina della fede (l’ex Sant’Uffizio), è l’estrema visione di avversione puntuale rispetto alla modernità e in particolare sulla morale sessuale. (altro…)

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Il nostro piccolo, cieco egoismo

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Settimanale gli Altri venerdì 15 aprile 2011 di Aurelio Mancuso

Abbarbicati alle nostre piccole certezze della casa, dell’auto, del nostro giro di amicizie e conoscenze, dei nostri abituali aperitivi o cene, ci consumiamo sempre più nel nostro disagio patologico che ci riduce a individui chiusi nel nostro rifugio terreno. Non c’è nulla da fare, il grande egoismo colpisce tutte e tutti noi, anche quando lo respingiamo, lo avversiamo pubblicamente e sociologicamente. Il tempo è questo, senza la via di fuga di consolatori orizzonti progressivi. L’inquietudine del secolo che si è affacciato da poco più di un decennio, ricorda in chiave moderna il conflitto antico della difesa dei confini territoriali e intimi. Non c’è uno spazio da condividere e migliorare, c’è un confine da limitare e difendere. I gerani sui balconi delle villette di Magenta piuttosto che di Fiesole sono la nostra fanteria, che avverte l’altro della nostra fatua potenza di tracciare un solco. I barconi che attraccano a Lampedusa, ci avvertono come le linee tracciate siano illusorie, e proprio per questo insistiamo nell’evocarle e rafforzarne la potenza superstiziosa. Bisogna fermare l’invasore, spedirlo in altri luoghi, fermarlo sulle coste di partenza, pattugliare tutta la costa africana, cannoneggiare le zattere. Da Facebook ai commentatori dei grandi giornali e network, l’impiegato modello e il giornalista affermato condividono la necessità della difesa. La paura non consente cedimenti emotivi, e pur se muoiono centinaia di disperati nel tentativo di raggiungere l’Italia, si versa un’effimera lacrima e poi, si rialza immediatamente la barriera. Il terrone e il polentone difendono lo spazio Italia solamente per poter tranquillamente continuare a disprezzarsi senza esser disturbati. Il campanilismo, le tradizioni dei villaggi, dei comuni, grattata via la patina dello storicismo dei vincenti, ci consegna la vera narrazione della tragedia degli esclusi ridotti al silenzio per secoli, non vogliono ritornare al di fuori delle mura castellane. L’individualismo sorretto dall’egoismo è uno dei tratti identitari dei popoli che hanno abitato e popolano il suolo italico. Terremoti, centrali nucleari che esplodono, afriche sempre più desolate e in preda alle pandemie, debolezza morale dell’occidente non possono che favorire impetuose ondate di egoismo, che si confrontano con la volontà di approdare verso le nostre coste della speranza. Non abbiamo nulla da offrire ai migranti, se non la nostra necessità, scritta sulla pietra dagli studi economici e sociali, di forza lavoro. Ma la rappresentazione plastica dell’invasione territoriale costruita a tavolino per l’elettorato autoctono, non può che sollecitare la repulsione. Al grido di “respingeteli tutti”, “mandateli in Francia e Germania”, “ci prendiamo solo i profughi e non i clandestini”, corrono sulle strade dei social network gli appelli di un plebiscito condiviso da elettori di destra e di sinistra. Non cadiamo nell’errore ideologico di pensare che si tratti semplice razzismo, l’egoismo ti consente di amare la tua cameriera indiana, così pulita e ordinata. L’egoismo collettivo di cui siamo intrisi, non è ripulsa politica né teologica del nero, dell’islamico, del cinese, i loro corpi devono essere a nostra disposizione quando ci conviene, e rigettati quando non servono. Quello che accadrà nel futuro non ci interessa, è sufficiente che non avvenga nel nostro presente. Solo il tempo e l’evolversi dei fenomeni sociali e politici ci diranno se questo egoismo è destinato a espandersi, a radicarsi e divenire elemento costitutivo di un tempo lungo. Intanto qualcosa si può fare, senza attendere nuove generazioni politiche e leader adeguati. Nel piccolo di ogni dove, gruppo, conciliabolo, rete familiare e amicale, bisogna saper superare l’ipocrisia della parola generica per affrontare il fastidio del mettersi in discussione, con rabbia e dolore, mettendo a nudo le nostre inevitabili debolezze. Una rinnovata e adeguata coscienza di se, della donna e dell’uomo italiani, delle buone cose che certamente possiamo mantenere e alimentare, e di ciò che di orribile ancora ci portiamo nelle nostre intimità. Non è vero che sia impossibile ricominciare a sperare, partendo da se, in relazione con un mondo che non si ferma davanti ai gerani.

 

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Buttiglione è posseduto dal demonio dell’odio

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Rocco Buttiglione, come Carlo Giovanardi e altri esponenti politici che si proclamano cattolici, ha una vera e propria ossessione nei confronti dell’omosessualità. Ormai siamo oltre la necessità politica di rappresentare le posizioni medioevali della gerarchia cattolica, quello che prova Buttiglione è un vero e proprio incubo personale, che lo consuma attraverso ripetute affermazioni sconnesse simili alle possessioni demoniache. L’esponente dell’UDC confonde identità di genere con orientamento sessuale, sforna giudizi sulla vita di milioni di cittadini italiani, senza sapere di cosa parla. L’unica vera soluzione per liberarsi da queste influenze maligne è sottoporsi a un robusto esorcismo, che lo liberi dall’odio di cui è ormai devastato. Sono certo che Nostro Signore, gli concederà alla fine la grazia di ritrovare la strada dell’amore, unica possibilità per accostarsi davvero al messaggio cristiano, da cui tante persone lgbt traggono la forza per vivere nella luce, pienamente felici.

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Caro Giuliano, nessuno tocchi D’Elia

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di Aurelio Mancuso – glialtrionline.it

Non è dato di sapere se Sergio D’Elia, segretario di Nessuno Tocchi Caino, un passato di militanza in Prima Linea, che ha, a differenza di altri, pagato il suo debito con la giustizia italiana, ci tenga a ricevere l’Ambrogino d’Oro, onorificenza che il Consiglio Comunale annualmente riconosce a personalità e associazioni milanesi che si sono particolarmente distinte per la loro attività culturale e sociale. L’unica cosa che sappiamo è che i Radicali meneghini avevano avanzato la sua candidatura, ora decisamente respinta da Giuliano Pisapia.

 L’Ambrogino d’Oro è sempre fonte di polemiche feroci in città, si sono assegnati attestati negli anni passati a personaggi che dividono l’opinione pubblica. continua a leggere

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