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Per gli omosessuali la privacy è un diritto o un obbligo? – VIDEO

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PCI/PD: la colonna sonora è rimasta sempre uguale – settimanale gli Altri

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di Aurelio Mancuso

Nel PD il PCI ancora vive diffusamente, non in forme eclatanti, se non qualche cantata dei giovani democratici durante le feste democratiche, di notte un po’ brilli e quindi più nostalgici. Il PCI non ha mai abbandonato il PDS e neppure i DS, e ora vive con modalità nascoste, quasi imbarazzate, anche dentro il PD. Nella sostanza si tratta di attendere l’oggettivo affievolimento della memoria emozionale di un partito vissuto direttamente da ancora una parte consistente degli iscritti ed elettori del partito. Quando non piacciono posizioni pubbliche di questo o quel dirigente, quando il conflitto interno conosce fasi acute, e una di queste sarà certamente la nuova stagione delle Primarie, allora riaffiora qua e là qualche nostalgia del PCI, delle sue ferree e antidemocratiche regole dettate dal centralismo, dalle ritualità delle lotte intestine felpate, più simili a ciò che accade entro le mura leonine, che a quello che già allora si muoveva nella società. (altro…)

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Pacifisti: un movimento in mano ai burocrati

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settimanale gli Altri 1 aprile 2011 di Aurelio Mancuso

Libia, Medio Oriente, Africa, guerre, ingiustizie, pandemie, disastri ambientali, di questo si è sempre occupato il movimento pacifista italiano, collegato con differenti movimenti per il riscatto sociale che operano nel mondo. Un compito immane, condotto con grande serietà e tenacia, da quando dal 1982 in poi, è rinato il movimento pacifista che allora si confrontava con la grande stagione del riarmo nucleare dei due blocchi. La polemica dei cosiddetti novelli pacifisti della destra italiana, che in questi giorni hanno chiesto in tutte le tv dov’era il movimento pacifista, fa parte del solito dibattito strumentale. Questa tiritera è utilizzata sempre dalla destra quando pensa di dover scaricare le sue contraddizioni sul movimento pacifista o a quello delle donne. Detto questo, nessuno a sinistra, e questo è davvero un grande dispiacere, mette in discussione idee e strategie del movimento pacifista italiano. Neppure quei partiti che hanno votano in Parlamento a favore della guerra in Kosovo, in Afghanistan ecc ecc, hanno il coraggio di aprire un vero confronto. Il movimento pacifista, come tanti altri movimenti italiani, risente pesantemente di un’ossificazione del pensiero, delle modalità organizzative, delle alleanze del tutto evidente, che però non emerge mai. Perché? In primo luogo perché anche in questo campo chi dirige sembra inamovibile, sempre in prima linea, abbarbicato alle assemblee orizzontali dove, però alla fine prevalgono le opinioni moderatamente esposte dalle grandi sigle strutturate, che pagano i conti, che mettono a disposizione le loro macchine organizzative. Le manifestazioni costano, e tanto, quindi, al di là del buonismo e della facciata a rete, quello che conta è la capacità mobilitativa di un popolo che non ha mai elaborato il lutto della fine politica di una sinistra variamente pacifista (ma che non ha mai sposato fino in fondo la non violenza) e cui interno c’è di tutto: dagli scout ai centri sociali, dalla Cgil e Arci agli ordini religiosi. Un misto fritto che si porta dietro enormi ambiguità valoriali, prima fra tutte il silenzio sostanziale sui diritti umani e civili. Certo alcuni tentativi sono stati fatti, per esempio a Firenze ci fu un gruppo che discusse di diritti civili, ma nella sostanza nei grandi appuntamenti tipo la Marcia Perugia – Assisi, non una parola può esser pronunciata sulla pena di morte presente in 80 stati del mondo nei confronti delle persone omosessuali. Così come nessuna riga può esser scritta sulle leggi islamiche presenti anche in Palestina che condannano le libertà sessuali, che escludono le donne, ecc. ecc. Insomma il patto catto comunista classico, di cui il movimento pacifista italiano è l’emblema, scientificamente esclude tutto ciò che è diritto umano individuale, consegnando la giusta vocazione pacifica e di risoluzione politica dei conflitti, a una visione neutrale della vita concreta delle persone. Non una parola è stata in questi giorni pronunciata sul fatto che le rivolte nei paesi arabi sono state in gran parte suscitate da giovani e giovanissime, che hanno utilizzato gli strumenti moderni della comunicazione tra cui Facebook, e che questa presa di coscienza straordinaria parte proprio da reti informali, di donne, di gay, di studenti, di oppositori politici. Arci, Cgil e tante altre organizzazioni della sinistra sono da sempre in prima linea nelle battaglie per i diritti civili, ma quando varcano la soglia delle assemblee pacifiste, lasciano fuori i diritti civili. Un’altra delle orrende anomalie italiane, che non sembra si voglia correggere. Forse perché questo innescherebbe un confronto talmente conflittuale da dover finalmente subire il crollo del proprio muro di Berlino.

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Anniversario Kennedy: l’eredità fasulla del Pd sui diritti – settimanale gli Altri

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gli altri

La sinistra italiana ha sempre un rapporto ambivalente con la storia del partito democratico americano, per decenni, vista la divisione fra i blocchi, i socialdemocratici e repubblicani guardavano con interesse ciò che si muoveva oltre Oceano, mentre PCI e PSI, solo da dopo la metà degli anni ’70 hanno cominciato a ragionare sulla sponda progressista americana, che dentro di se aveva, come oggi, anime molto differenti fra loro. Con l’elezione di JFK si aprì una finestra d’interesse, anche nel popolo della sinistra, perché quel presidente, utilizzava parole nuove, che come in una felice congiunzione, trovava sponda in Europa con molti leader socialisti e socialdemocratici e con papa Giovanni XXIII. Dalla crisi della Baia dei Porci al New Deal, dall’attenzione rispetto alle contraddizioni sociali all’impegno sui diritti civili, in particolare sul riscatto dei neri americani JFK, dava voce a un’altra America, che da imperialista tentava di mutare in guida non arrogante di un nuovo futuro del mondo. Con il suo assassinio, il successivo precipitare della questione vietnamita, l’affacciarsi dei movimenti di liberazione sessuale, la corsa agli armamenti e l’ampliarsi dei conflitti regionali, la sinistra italiana si rinchiuse nei suoi confini classici. Non mancarono occasioni d’incontro, di dialogo, ma la tardiva presa di posizione di Berlinguer sull’ombrello Nato e, quell’ancora più scioccante per i militanti, sull’esaurimento della spinta propulsiva del socialismo realizzato arrivò fuori tempo massimo. (altro…)

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‘Codice rosa’ al pronto soccorso nella regione Toscana per le vittime di violenza

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Nel 2010 e’ partito a Grosseto, dove la sperimentazione e’ durata due anni. Dall’inizio del 2012 si e’ esteso ad altri quattro pronto soccorso: Arezzo, Prato, Lucca e Viareggio. E progressivamente si allarghera’ a tutti i pronto soccorso della Toscana. Il ‘‘codice rosa” e’ un percorso di accoglienza riservato alle vittime di violenza: donne, ma anche bambini, anziani, omosessuali, extracomunitari. Vede in azione una task force multidisciplinare composta da operatori sanitari e forze dell’ordine. In Toscana, unica Regione ad averlo attuato, finora il codice rosa ha prestato soccorso a circa 1.000 vittime di violenza. L’assessore regionale al diritto alla salute Daniela Scaramuccia presentera’ i primi risultati della sperimentazione condotta a Grosseto e nelle altre quattro Asl toscane, nel corso di una conferenza stampa che si terra’ domani, mercoledi’ 7 marzo, alle ore 13, a Firenze nella Sala Stampa di Palazzo Strozzi Sacrati, piazza Duomo 10. Con l’assessore prenderanno parte alla conferenza stampa Francesco d’Andrea, avvocato della Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Firenze, Vittoria Doretti, medico della Asl 9, responsabile della task force del codice rosa di Grosseto, e Bruno Cravedi, direttore generale della Asl 4 di Prato. Nel corso della conferenza stampa si parlera’ anche del corso di formazione riservato agli operatori del codice rosa. Ai giornalisti verra’ distribuito il libro ”Codice rosa. Il magico effetto domino”, scritto da Giuseppe Meucci, Vittoria Doretti e Giuseppe Coniglio, edito da Pacini, sull’esperienza della task force di Grosseto. (fonte Adnkronos)

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